IL GIALLO

INDICE

•Il genere giallo

•I protagonisti

•I luoghi del giallo

•Le tecniche narrative

•L’assassino


Il genere giallo

Come già evidenziato, il genere giallo nasce nella seconda metà dell’Ottocento. Padre del racconto poliziesco abbiamo visto essere ritenuto da tutti lo scrittore Edgar Allan Poe che ideò nel 1841 il primo detective della letteratura poliziesca: Auguste Dupin, protagonista del racconto "I delitti della rue Margue".

La grande fiducia nella scienza, a fine secolo, fa ritenere che anche i casi polizieschi più oscuri possono essere compresi attraverso l’analisi scientifica degli indizi, ad opera di un investigatore che esamini con cura le tracce, controlli gli alibi, raccolga testimonianze e prove schiaccianti, elabori e verifichi ipotesi, così come fa lo scienziato in laboratorio (vedi scheda allegata relativa agli sviluppi industriali, fisici, della medicina, tecnologici).

A tale riguardo è caratteristica la figura di Sharlock Holmes il detective creato dalla penna di Arthur Conan Doyle (1859-1830), il cui metodo d’indagine verrà utilizzato da Scotland Yard, la famosa polizia inglese.

Ma è soprattutto nel 900 che questo genere letterario si afferma e diventa molto popolare, grazie anche al cinema e, successivamente, alla televisione.


AUTORI E DETECTIVES

EDGAR ALLAN POE - AUGUST DUPAIN

A.CONAN DOYLE - SHARLOCK HOLMES

GILBERT KETH CHESTERTON - PADRE BROWN

AGHATA CHRISTIE MRS. MURPLE - HERCULE POIROT

GEORGE SIMENON - COMMISSARIO MAIGRET

REX STAUT - NERO WOLF

DONNAY E LEE QUEEN - ELLERY QUEEN

RAYMOND CHANDLER - PHILIP MARLOW

S.S. VAN DINE - PHILO VANCE


I PROTAGONISTI

Anche se non compare in scena (c’è comunque la comparsa del suo cadavere) o se viene presentata soltanto all’inizio della narrazione, la VITTIMA è un personaggio fondamentale; a essa, infatti, si riferiscono i diversi personaggi e sulla sua figura è organizzata tutta l’azione.

Lo scrittore deve, quindi, farla conoscere bene perché il lettore possa capire le motivazioni del suo assassino. E’ necessario, perciò, sapere chi è, come vive, dove abita, il suo passato, i rapporti che lo legano agli altri personaggi.

Ma i veri protagonisti del giallo sono l’INVESTIGATORE e l’ASSASSINO. Essi rappresentano il contrasto tra il bene e il male, tra giustizia e ingiustizia, tra vita e morte.

Qualsiasi personaggio, tra quanti appaiono in scena, può essere l’assassino. Sospettato meno di altri, che hanno anch’essi moventi validi per uccidere, viene scoperto non perché si tradisce o perché viene denunciato da un complice o da un testimone, ma grazie all’abilità dell’investigatore che, alla fine dell’indagine svolta, rivela la soluzione del caso.

Ci sono diverse e famose figure di investigatori, come già abbiamo trascritto in precedenza, che presentano caratteristiche molto diverse tra loro.

Alcuni sono impeccabili nella loro eleganza e vivono in case lussuose, altri vestono in modo trasandato e abitano in miseri appartamentini di periferia. C’è chi dirige agenzie investigative molto affermate e chi svolge il proprio lavoro in casa senza collaboratori.

Ve ne sono di altri che vivono in famiglia, altri hanno una vita privata senza affetti e senza amici.

A caratterizzare la figura dell’investigatore sono a volte i suoi hobby: c’è chi si dedica al giardinaggio e chi al tiro delle freccette; c’è chi nel tempo libero legge sempre e chi suona il pianoforte; qualcuno ha la passione per i quadri d’autore o per le pipe.

Ciò che accomuna questi personaggi, uomini a donne che siano, è la loro verosimiglianza: pur essendo nati dalla fantasia di uno scrittore, essi devono sembrare reali perché solo in questo modo il lettore può sentirsi coinvolto nell’indagine e avvertire la "necessità" di collaborare alla scoperta dell’assassino.

In prevalenza si tratta di persone non sottoposta alle regole rigide della polizia ufficiale: sono investigatori privati o poliziotti in pensione o dilettanti che, per ragioni varie, sono diventati abili nell’investigazione.


I LUOGHI DEL GIALLO

Anche i luoghi, come i protagonisti, appaiono nel giallo verosimili: la loro descrizione dà al lettore l’impressione di essere presente sulla scena, di partecipare alla vicenda narrata. Le storie poliziesche sono ambientate, di solito, in luoghi chiusi o ben definiti: una nave in crociera, un aereo in volo, un treno, un’isolata villetta di campagna, un albergo. Questi luoghi così delimitati permettono all’autore di determinare con precisione il cerchio dei sospetti, che sono tutti i presenti. Tipico dei più famosi racconti gialli è il mistero della camera chiusa che viene utilizzato da molti scrittori e che compare già nel primo racconto giallo: "i delitti della rue Margue".



LE TECNICHE NARRATIVE

La forma narrativa del GIALLO D’INCHIESTA è solitamente molto semplice, ma è costruita su uno schema rigido.

Fondamentale è la RIGOROSA RAZIONALITA’ nello scioglimento della storia: ogni elemento presentato in modo sparso nel corso della vicenda deve trovare una sua logica sistemazione. Inoltre lo scrittore non deve imbrogliare chi legge, ma deve fornirgli tutte le informazioni utili alla soluzione del caso.


L’ASSASSINO

Qualunque personaggio può essere l’assassino: di solito la persona meno sospettata.La cosa importante è che il movente che lo spinge a compiere il crimine sia congeniale al suo arattere e tenga conto delle sue caratteristiche.Perciò chi volesse realizzare un racconto giallo deve pensare prima al movente (vendetta, odio, amore, paura, desiderio impossibile) e solo dopo può creare la figura del colpevole. Bisogna anche pensare ai modi in cui il colpevole "colpisce" la sua vittima. In genere sono due i modi "classici" utilizzati:

  • USA UN’ARMA DA FUOCO. Tra le armi da fuoco più comuni vi sono le PISTOLE e i FUCILI. La PISTOLA è un’arma a canna corta, ha un peso e un ingombro assai limitati, può essere impugnata con una sola mano e il braccio sciolto e viene usata contro bersagli a breve distanza. Può essere a ROTAZIONE o a TAMBURO (in inglese REVOLVER), con un tamburo rotante nel quale, in apposite camere vengono inserite le cartucce; AUTOMATICA a CANNA FISSA e OTTURATORE RINCULANTE, munita di congegni automatici sia per l’alimentazione che per l’espulsione dei bossoli.
  • Il FUCILE è invece un’arma a canna lunga e può essere di vari tipi a seconda delle caratteristiche: a una o più cane, a colpo singolo o a

    RIPETIZIONE, da caccia per selvaggina minore, da caccia grossa (con mirino a telescopio), da tiro a segno, da guerra, da sub.

  • AVVELENA LA SUA VITTIMA:
  • ARSENICO: metallo da banco, grigiastro lucente e fragile, si combina con molti minerali.all’aria annerisce e a caldo sviluppa un odore di aglio.

  • ACIDO PRUSSICO o ACIDO CIANIDRICO: liquido incolore con forte odore di mandorle amare.
  • BARBITURICI: farmaci calmanti, si vendono in pastiglie o in gocce, danno sonnolenza e rilassano, ma in grande quantità sono letali.
  • BELLADONNA: pianta erbacea con fiori violacei e bacche nerastre velenose, cresce in luoghi caldi.

    CURARO: estratto dalla corteccia di una pianta tropicale; paralizza i polmoni e causa soffocamento; viene usato in Amazzoia dagli

    Indios per avvelenare le frecce.

    -STRICNINA: sostanza ALCALOIDE, si estrae dal seme di un albero esotico, la NoceVomica, velenosissima.

    -TALLIO: metallo simile al piombo. Si usa come veleno per topi sul fuoco colora la fiamma di verde. Viene usa anche nei fuochi d’artificio.

  • FUNHGHI VELENOSI: sono forse la cosa più pericolosa fra tutto ciò che finora è stato descritto, per la semplice ragione che sono molto diffusi e può capitare a chiunque di raccoglierli e di mangiarli; ne esistono di varie specie, grandezze e colori. Generalmente sono più belli e colorati di quelli commestibili
  • Sono molte le persone che sanno molto sui veleni: i dottori, gli infermieri, i farmacisti, i veterinari, i chimici, i sodati, i dentisti, gli assistenti di laboratorio, i giardinieri e gli agricoltori, i proprietari di lavanderie, gli autisti, i cacciatori, i cercatori di funghi e gli erboristi.


    Autori

     

    •Edgar Allan Poe

    •A. Conan Doyle

    •Gilgert Keith Chesterton

    •Agatha Christie

    •George Simenon

    •Rex Stout

    •Raymond Chandler

    •S.S. Van Dine



    Edgar Allan Poe

    Narratore, poeta e critico statunitense (Boston 1809-Baltimora 1849). La conoscenza della sua vita breve e travagliata è essenziale per comprendere la naturalità di quei conflitti che si trovano poi puntualmente riflessi nella sua opera. La sua esistenza fu divisa anche geograficamente: tra la cultura di impronta puritana del Nord, dove nacque, orientata verso una letteratura dal forte impegno morale e didattico, e quella più aperta e cosmopolita del Sud, la Virginia, dove fu portato ancora bambino.

    La sua origine era figlio di attori girovaghi e poverissimi, ambedue alcolizzati), ebbe un ruolo determinante nel condizionare la fragile salute e il carattere un po’ istrionico del futuro scrittore; nonché, forse, nell’improntare ad una teatralità spiccata (nell’uso del gesto, del costume, della scenografia, ecc.) la sua opera letteraria.

    Perse entrambi i genitori, stroncati dalla tubercolosi, in giovanissima età e fu raccolto da una ricca coppia di mercanti di tabacco, gli Allan, che lo allevarono come un figlio nella loro grande casa Richmond. Assunse quindi il suo doppio nome: Edgar Allan Poe. La leggenda vuole (una leggenda che lui stesso ha contribuito a creare) che presto egli abbia avvertito in sé una lacerazione, la lotta tra i due diversi poli della sua personalità; l’aristocratico elegante, raffinato del Sud (Mr. Allan) e il trovatello indisciplinato, ribelle, gravato da un’eredità genetica di malattia e alcolismo (Mr. Poe).

    Del 1815, è l’incontro essenziale per lo sviluppo della sua immaginazione, con il Vecchio Mondo: i genitori adottivi lo portano in Inghilterra, durante un viaggio d’affari, ed egli trascorre anni particolarmente formativi nel collegio di Stoke Newington, presso Londra. Qui, tra le nebbie del Nord, nella venerabile dimora coperta d’edera poi descritta in William Wilson, entra in contatto con quel mondo gotico che tornerà più volte a visitare nel ricordo.

    Tornato in patria, ha una giovinezza inquieta e tormentata: gioca, beve, litiga col padre adottivo, e all’università della Virginia – da dove sarà presto cacciato – si distingue per i vizi, le eccentricità e i debiti, piuttosto che per le qualità di studioso. Alle sue ambizioni deluse, ai suoi problemi di inserimento mondano (l’aristocrazia del Sud decreta l’ostracismo a questo orfano di oscure origini), reagisce con l’odio feroce verso l’ordinamento sociale americano, invariabilmente ritratto come un mondo mediocre e corrotto, e la chiusura in un suo spazio privato di bellezza ideale.

    A 18 anni, rifiutando l’offerta del padre che lo voleva socio nella sua impresa commerciale, lascia Richmond e pubblica a Boston, con gli ultimi denari, il suo primo, smilzo volume di versi, Tamerlane and Other Poems (Tamerlano e altre poesie), ancora fortemente influenzato da situazioni byroniane (agg. Che deriva dal nome di un poeta: Byron).

    Segue, due anni dopo, un’ampia raccolta, El Araaf Tamerlane and Minor Poems (1829); il poemetto iniziale celebra un universo di perfezione assoluta, lontano da passioni e intrusioni umane, che il poeta identifica con una stella dal nome arabo (El Araaf). Nel 1830, dopo un periodo trascorso come soldato di ventura, sotto falso nome, Poe entra West Point e sembra avviato a una prestigiosa carriera militare; tuttavia, il suo "demone della perversità" è in agguato: disobbedisce, manca agli appelli e, tradotto alla corte marziale, viene espulso. Di fatto, tutta la sua vita pare segnata da un’oscura vocazione alla sconfitta e all’autodistruzione: ogni volta che ha davanti l’opportunità di farsi strada, di guadagnarsi rispetto e sicurezza economica, torna ad affiorare in lui il suo vecchio senso di rivolta, di sradicamento, di insofferenza ad ogni disciplina, e riprende i suoi vagabondaggi.

    Il bisogno d’aiuto e d’affetto, lo riavvicinano, stavolta, alla sua vera famiglia, quella dei Poe; si stabilisce a Baltimora, presso l’adorata zia paterna, Maria Clemm, che veglierà su di lui come una madre, incoraggiandolo a seguire la sua vocazione letteraria.

    Il suo terzo volume di versi, Poems (Poesie, 1831, testimonia la sua raggiunta maturità poetica, ma resta, come gli altri, invenduto; proprio in questi anni, tuttavia, comincia a pubblicare su gornali e riviste popolari quei racconti sui quali principalmente poggerà la sua fama. Il suo Manuscript Found in a Bottle (Manoscritto trovato in una bottiglia) vince il primo premio nel concorso indetto da un importante periodico locale; la notorietà conquistata procura a Poe un impiego alla direzione di alcune delle più prestigiose riviste del suo tempo; sulle pagine del "Southern Literary Messanger", del "Gentleman’s Magazine", del "Graham’s Magazine" si afferma come critico letterario tra i più agguerriti e spietati, moltiplicando in breve tempo la tiratura.

    Nel 1840 esce a Filadelfia, quasi ignorata dal pubblico e dalla critica, la sua prima raccolta di racconti, Tales of the Grotesque and Arebesque ( Storie del Grottesco e dell’Arabesco). Seguirà, 5 anni dopo, Tales (Racconti). Nello stesso anno ( 1845) ottiene un buon successo con The Raven ( Il corvo), la più nota delle sue poesie, composta sul motivo, tra i più frequenti in lui, del dolore per la perdita dell’amata. La sua vita resta segnata, intanto, da drammi segreti segreti: nel 1836 sposava la cugina tredicenne Virginia Clemm, minata dalla tisi, modello di tante sue giovani eroine esangui e fragilissime; il matrimonio non sarà mai consumato. Nel 1847 Virginia muore in miseria. Poe, la cui disgregazione psichica sfiora ormai la mania, riesce a fatica a completare Eureka, un ambizioso poema in prosa d’ispirazione filosofica. Vi rappresenta la sua visione di un universo in divenire, dove il destino dell’uomo si identifica con un ritorno all’unità primigenia che è Dio. Poi, l’orizzonte sembra rischiararsi: in occasione di un giro di conferenze, Poe, scrive i suoi saggi più famosi. Nell’ottobre del 1849, proprio mentre si accinge a risposarsi con una ricca vedova, viene trovato per strada vicino a una taverna, in preda a una crisi di delirium tremens. Morirà pochi giorni dopo, a quarant’anni.

    La conoscenza profonda dei meccanismi della psiche, ed il bisogno di evadere dai limiti e dalle miserie del vissuto improntano la sua intera produzione letteraria.

    Essa riflette al suo interno una frattura profonda: la teoria è ispirata ad un razionalismo perfetto, di marca illuminista; nel concreto, invece, la sua opera coglie aspetti dalla tradizione del romanzo nero (le case fatiscenti, i sotterranei, l’oscurità, l’agonia, la decadenza).

    Il conflitto tra le forze istintuali e quelle della ragione, è del resto una situazione ricorrente nella narrativa di Poe, descritta con chiarezza in uno dei racconti più noti, William Wilson: il dissoluto protagonista crede di scoprire in un suo omonimo il suo "doppio", e lotta per liberarsene. Nel drammatico scontro finale egli scopre che nell’uccidere l’avversario, ha annientato se stesso.

    Il simbolismo si fa complesso in The Fall of the House of Usher (La caduta della casa Usher), altro racconto tra i più rappresentativi dell’arte di Poe. Un ambiguo rapporto d’amore-odio lega i gemelli Roderick e Madeline, ultimi rampolli di un’illustre casata in rovina. Lui, figura di studioso malaticcio, incarna la crisi delle più alte facoltà intellettuali ed è terrorizzato dalle sue passioni; lei, misteriosa, inquietanti, soffre di epilessia. Nel crescendo di suggestione e d’orrore del finale, Madeline, creduta morta, torna dalla tomba per vendicarsi del fratello che l’ha prematuramente sepolta nel sotterraneo, e l’antica dimora crolla, nello stagno sottostante.

    La vendetta e il delitto sono tra i temi più ossessivi in racconti come The black cat (Il gatto nero), The tell-tale heart (Il cuore rivelatore), il movente dell’assassinio è irrilevante e la vittima siconfigura spesso come capro espiatorio sul quale l’uccisore proietta i tratti derivanti dalla propria personalità.

    Altro motivo centrale è quello della sottomissione alle forze dell’inconscio: il delitto è perfetto, il criminale potrebbe farla franca, ma scatta in lui l’impulso autodistruttivo che lo spinge alla confessione e al patibolo.

    Poe descrive la letteratura con un lavoro rigoroso e consapevole sul linguaggio e ne difende l’autonomia rispetto alla morale o alla verità. Tra arte e vita non c’è per lui complicità, ma conflitto aperto, spesso odio mortale. Questa situazione ricorre in molti suoi racconti. In The oval Portrait (Il ritratto ovale) il prezzo del capolavoro è la morte della modella, uccisa a furia di rigore, per amor di perfezione dall’artista che vorrebbe renderla eterna.

    Il tema dell’intelligenza in lotta contro il disordine e il caos, emerge con particolare evidenza nel gruppo di racconti che preludono al moderno romanzo poliziesco: Murders in the rue Margue, The purloined letter, The Mistery of Marie Roget ( I delitti della rue Margue, La lettera rubata e Il mistero di Marie Roget). Ambientati in Francia, tutti hanno al centro la perfetta razionalità Auguste Dupin, geniale prototipo di tanti detectives moderni. Col suo intuito psicologico, la lucida capacità analitica, il distacco scientifico con cui guarda alle passioni e alle azioni umane, egli risolve casi e problemi apparentemente insolubili.

    Esemplare, ne "I delitti della rue Margue", la sua vittoria contro la Bestia, il Bruto: il feroce assassino delle due donne, in un appartamento chiuso dall’interno, era in realtà, opera di un orango fuggito dalla finestra.


     

    Arthur Conan Doyle

     

    Degno collega di Challenger è il professor Maracot, anch’ egli eccentrico scienziato, ma tanto silenzioso e riservato quanto l'altro è chiassoso e iracondo. Forse perchè il suo campo d'azione è il mare e più precisamente, il regno dei fondali oceanici esplorando i quali si imbatterà ne L'abisso di Maracot (1927) nei resti non proprio abbandonati della mitica Atlantide. In realtà Doyle fu sempre maestro nel mescolare sapientemente realtà e finzione, sua è la "colpa" di uno dei fraintendimenti più clamorosi della storia del giornalismo, era ancora studente quando basandosi sul ritrovamento, vero e non certo inusuale a quei tempi, di una piccola nave alla deriva senza equipaggio, la Mary Celeste (da lui ribattezzata Maria Celeste), rielaborò i fatti reali aggiungendovi dettagli misteriosi ed allusivi ma completamente inventati, come ad esempio un pasto lasciato interrotto e la velatura completamente dispiegata, con tale realismo da creare una leggenda ancora viva oggi, a più di cento anni di distanza. Per quel racconto, Il mistero del Maria Celeste (1884), il primo venduto ad un giornale, il giovane Conan Doyle ricevette un assegno sufficiente a pagare la retta dell'alloggio universitario per diversi mesi.
    Del resto conosceva bene la vita di mare, i suoi miti, le sue paure e le sue leggende, essendo stato medico di bordo su di una baleniera nel biennio 1885-1887, a questa esperienza attinse anche durante la stesura delle sue numerose storie di pirati (raccolte in Tales of pirates).
    Ma la produzione di Doyle è veramente vastissima e vi trovano posto anche romanzi storici (alla Walter Scott) come La Compagnia Bianca(1891), The last of the legions (L'ultima legione) o Other tales of long ago, gialli senza Holmes come My friend the murderer and other stories (Il mio amico, l'assassino ed altre storie), racconti del terrore (come The American's Tale (1880) storia di una mostruosa pianta del Madagascar che si ciba di esseri umani, The horror of the heights(1913), interessante racconto quasi fantascientifico sui rischi dell'allora nuovissima tecnologia aeronautica o La mummia rediviva (1892)), romanzi fantascientifici come La fine del mondo (1913) e perfino poesie, come quelle dedicate alla guerra anglo-boera e scritte in SudAfrica dove si trovava come corrispondente di guerra, che gli valsero, nonstante lo scarso valore letterario, il titolo di baronetto nel 1902 e che furono raccolte nel libro The Great Boer War. (Marco R. Capelli)


     

    Gilbert Keith Chesterton
    nacque a Londra, nel 1874. Fu autore assai prolifico, ed è ricordato in particolare per i racconti di Padre Brown, un prete cattolico dalle innate capacità investigative. A questo famoso ciclo appartengono i volumi: "Il candore di padre Brown", del 1911, "La saggezza di padre Brown", del 1914, "Il segreto di padre Brown", del 1927.Si convertì al cattolicesimo nel 1922, ma la maggior parte della sua produzione letteraria è improntata ad una rigorosa ortodossia cattolica. Celebre è anche la sua raccolta di racconti "Il Club dei Mestieri Stravaganti". Chesterton scrisse anche saggi su Charles Dickens, Geoffrey Chaucer, George Bernard Shaw e altri letterati e personalità mondiali.
    Morì a Beaconsfield, nel Buckinghamshire, nell'anno 1936.

    Chesterton è ricordato soprattutto per essere una voce discordante rispetto al coro della produzione artistica del periodo. La letteratura occidentale era perlopiù improntata ad un malcelato pessimismo (complice anche il non facile momento storico che va dalla Prima alla Seconda Guerra Mondiale, con propaggini che partivano da inizio Novecento fino a giungere agli anni Settanta). Chesterton, a differenza di molti scrittori coetanei, possedeva al contrario una visione dell'ambito letterario multicorale, dove i personaggi, gli ambienti, le situazioni possedevano un carattere di irrealtà macchiettistica, ed erano visti come un trionfo del caos e una babele di figure sardoniche o umoristiche, sfrontate o dileggianti, tutto all'insegna della pluralità delle sensazioni e delle esperienze, e il tutto caraterizzato da un qual certo divertimento spassoso, da un'ironia apessimistica.


    Aghata Christie


    Nel 1947 il suo successo è ormai talmente radicato che la Regina Mary, al compimento dei suoi ottant'anni, chiede alla scrittrice, come regalo di compleanno, la composizione di una commedia. La Christie, assai lusingata della richiesta, stende il racconto "Tre topolini ciechi", che la Regina dimostrò in seguito di gradire moltissimo. Ma anche il pubblico ha sempre dimostrato di essere molto attaccato alle sue opere. Tradotti in 103 lingue, in alcuni casi è diventata talmente popolare da sfiorare il mito. In Nicaragua, ad esempio, venne addirittura emesso un francobollo con l'effigie di Poirot. Nel 1971 le viene assegnata la massima onorificenza concessa dalla Gran Bretagna ad una donna: il D.B.E. (Dama dell'Impero Britannico). Nel Natale del 1975 nel romanzo "Sipario" la Christie decise di far morire l'ormai celeberrimo investigatore Hercule Poirot mentre, il 12 gennaio 1976, all'età di 85 anni, muore anche lei nella sua villa di campagna a Wallingford. E' sepolta nel cimitero del villaggio di Cholsey nel Oxfordshire. Secondo un rapporto dell'UNESCO, Agatha Christie in vita guadagnò circa 20 milioni di sterline, cioè poco più di 23 milioni di euro. A tutt'oggi, Agatha Christie è una certezza per gli editori che pubblicano i suoi romanzi, essendo uno degli autori più venduti.

    Nel 1947 il suo successo è ormai talmente radicato che la Regina Mary, al compimento dei suoi ottant'anni, chiede alla scrittrice, come regalo di compleanno, la composizione di una commedia. La Christie, assai lusingata della richiesta, stende il racconto "Tre topolini ciechi", che la Regina dimostrò in seguito di gradire moltissimo. Ma anche il pubblico ha sempre dimostrato di essere molto attaccato alle sue opere. Tradotti in 103 lingue, in alcuni casi è diventata talmente popolare da sfiorare il mito. In Nicaragua, ad esempio, venne addirittura emesso un francobollo con l'effigie di Poirot. Nel 1971 le viene assegnata la massima onorificenza concessa dalla Gran Bretagna ad una donna: il D.B.E. (Dama dell'Impero Britannico). Nel Natale del 1975 nel romanzo "Sipario" la Christie decise di far morire l'ormai celeberrimo investigatore Hercule Poirot mentre, il 12 gennaio 1976, all'età di 85 anni, muore anche lei nella sua villa di campagna a Wallingford. E' sepolta nel cimitero del villaggio di Cholsey nel Oxfordshire. Secondo un rapporto dell'UNESCO, Agatha Christie in vita guadagnò circa 20 milioni di sterline, cioè poco più di 23 milioni di euro. A tutt'oggi, Agatha Christie è una certezza per gli editori che pubblicano i suoi romanzi, essendo uno degli autori più venduti



    George Simenon

    Nasce a Liegi (Belgio) il 12 febbraio 1903. Sebbene non si consideri un autore di romanzi polizieschi e abbia pubblicato numerosissimi romanzi d'altro genere, è conosciuto da tutti, grazie anche a complicità cinematografiche e televisive, come il creatore di Maigret, ispettore della polizia parigina, ed una delle figure più popolari della narrativa poliziesca contemporanea. Maigret non è né un duro alla Dashiell Hammet né l'ennesima riincarnazione di Sherlock Holmes: è semplicemente un buon uomo, un piccolo borghese fra i tanti della Francia contemporanea, che ha tutto un repertorio di abitudini e gusti, minutamente inventariati, ed il cui dispiegarsi, nei vari romanzi, ha sempre la facoltà di affascinare il lettore, sia che riguardino la sua vita familiare, sia che concernano i molti grattacapi (stanchezza, irritazione, incomprensione) e le poche soddisfazioni (la pipa, il bicchiere di birra, il panino col wustel) del normale tran tran di tutti i giorni, di un nomo che solo per caso lavora alla polizia centrale invece che in un ufficio o una banca. Ma Maigret è anche un efficiente risolutore di delitti: ed ai suoi risultati arriva grazie alle sue intense doti umane, che vanno dall'ostinazione più pervicace nel seguire la pista, alla calda capacità che il commissario dimostra nel comprendere gli altri, e nell'individuare a colpo sicuro le smagliature e le contraddizioni della vita d'ogni giorno. Dopo il successo dei primi romanzi (al primo, Pietr le Letton, 1929, faranno seguito - per citare i più famosi - Le charretier de la Providenee, La nuit de carrefour, Le rhien jaune e Le port des bruines, da cui vennero tratti famosi film) sembra aver smarrito il primitivo impegno stilistico e letterario: l'ottantina di romanzi con Maigret che seguiranno si configureranno sempre più come opere di espertissimo artigianato, confezionate in serie (nove giorni, stando all'autore, rappresentano il tempo medio della creazione di un nuovo capolavoro) secondo una ricetta ormai sperimentata. 


    Rex Stout

    Il padre di Stout - John Wallace, di professione insegnante - e la madre - Lucetta Elizabeth Todhunter - erano quaccheri dell'Indiana. La famiglia - con il piccolo Rex e i suoi sette fratelli - si trasferì nel Kansas a Topeka. Qui, il futuro scrittore frequentò le scuole pubbliche e, successivamente, la Kansas University.

    Stout si dimostrò subito un piccolo genio: a tre anni aveva già letto la Bibbia, a dieci tutti i testi del padre su filosofia, storia, scienza, poesia. A tredici anni fu campione di ortografia del Kansas. A diciotto anni, e fino al 1908, servì nella Marina degli Stati Uniti a bordo del Mayflower, lo yacht del presidente Theodore Roosvelt, con la mansione di sottufficiale addetto al servizio amministrativo.Finito il servizio, girò per quattro anni l'America da una città all'altra, lavorando come contabile ambulante, come venditore di sigari a Cleveland, di souvenir indiani ad Albuquerque, guida turistica a Santa Fe, invogliò i turisti ai tour in pullman a Colorado Springs, e vendette libri a Chicago, Indianapolis e Milwaukee. Fece pure lo stalliere a New York.Nel 1912 cominciò a scrivere, inizialmente per le riviste e i settimanali. Guadagnava bene, ma spendeva altrettanto bene. Progettò quindi un particolare sistema bancario dedicato agli scolari, che venne adottato in 400 città degli Stati Uniti. Ciò gli fornì negli anni Venti un introito regolare e sufficiente a pagarsi molti viaggi anche in Europa, mentre continuò a lavorare arrivando a fare anche il direttore d'albergo.

    Nel 1916 sposò Fay Kennedy; divorziò nel 1933, per sposarsi una seconda volta, con Pola Hoffman. Ebbe da lei due figlie, Barbara e Rebecca. Nel 1929 incorse nel tracollo del venerdì nero di Wall Street, perdendo molto del suo denaro.

    Subito dopo esordì con un romanzo, non giallo, intitolato How like a God; ebbe un modesto successo, quindi si volse del tutto al genere giallo, più in forza del successo ottenuto, che per scelta. Infatti nel 1934, pubblicò Fer de Lance (tradotto in italiano "La traccia del serpente") dove fa il suo esordio la splendida accoppiata Wolfe-Goodwin.

    Il successo si ripeté regolarmente per tutti i 42 successivi volumi, sfornati pressappoco al ritmo di uno all'anno.

    Rex Stout presenta numerosi punti di contatto e anche di distacco da Nero Wolfe. Da un punto di vista fisico, Rex era longilineo, agile, energico; Wolfe tutto il contrario, obeso, pigro, sedentario, abitudinario. Wolfe curato e pulito, Rex spesso con barba lunga e trasandato. Wolfe è misogino, Rex era molto innamorato della seconda moglie. Le somiglianze si accentuano quando si esaminano le idee e i gusti: entrambi amanti della buona cucina, delle orchidee, della lettura e accesi discorritori. Entrambi odiano i politici, i maneggioni, gli ottusi, il cinema e la televisione.

    L'effetto Nero Wolfe con l'arrivo della Seconda Guerra Mondiale passò in secondo piano e Rex Stout cominciò a scrivere propaganda interventista. Negli anni della guerra presentò per tre settimane un programma radiofonico (Speaking of Liberty), e coordinò gli scrittori americani per il sostenimento dello sforzo bellico.


    Raymond Chandler

    Raymond Chandler (Chicago 1888-1959), dopo gli studi in Inghilterra (era figlio di una cittadina britannica), torna in Anerica e si stabilisce in California. Lavora a lungo per una compagnia petrolifera, ma nel 1933, nel pieno della Grande Depressione, avvia una collaborazione anche mercenaria con la rivista gialla "Black Mask" che aveva lanciato l'"hard boiled school", il genere poliziesco d'azione. Segue quello che egli chiama il "metodo obiettivo" a partire da una severa critica a Conan Doyle e imitatori, troppo esclusivamente interessati "all'alta borghesia, ai parties di dfine settimana e al giardino del parroco". Nasce così Philip Marlowe, detective cinico e idealista insieme. Nel 1943 firma un contratto con la Paramount e comincia a lavorare per il cinema come sceneggiatore. Intanto, la sua salute, minata dall'alcol, si deteriora e, un anno dopo la morte della moglie avvenuta nel 1954, Chandler tenta il suicidio. Iniziano i soggiorni in cliniche private per disintossicarsi. Muore prima di aver terminato l'ottavo romanzo di Philip Marlowe, The Poodle Spring Story.



    S.S. Van Dine

    Il personaggio di Philo Vance, creato da S. S. Van Dine nel romanzo La strana morte del signor Benson (The Benson Murder Case, 1926), è sicuramente, insieme a quelli di Sherlock Holmes e Hercule Poirot, il più odiosamato dì tutu la letteratura poliziesca. Non a caso si sono citati Holmes e Poirot, poiché insieme al secondo e sulla scia del primo, Vance ripropose il motivo conduttore del detective cerebrale e onnipotente che fu uno degli elementi portanti dello sviluppo della narrativa poliziesca classica negli anni '20 e '30.

    Lo scrittore S. S. Van Dine si chiamava in realtà Willard Huntington Wright e fu a sua volta una personalità assai controversa. In possesso di una solida cultura letteraria e artistica (studiò tra l'altro a Monaco e a Parigi), Wright iniziò giovanissimo a occuparsi di critica d'arte e letteraria per alcuni giornali e riviste americane. Nel 1913 uscì "Europe after 8:15", un volume scritto a sei mani insieme a H L. Mencken e George Jean Nathan e composto di bozzetti e curiose amenità sulla vita notturna di alcune celebri città europee. Tre anni dopo Wright pubblicò "The Man of Promise", il suo primo e unico romanzo non poliziesco, nel quale aveva riposto le sue segrete speranze di scrittore: ma il libro, nonostante le buone accoglienze della critica, passò virtualmente inosservato. Isolatosi progressivamente e spesso confinato da una salute cagionevole, Wright iniziò a leggere romanzi polizieschi con crescente interesse fino a quando reputò che avrebbe potuto cimentarsi egli stesso con quel genere negletto col massimo profitto.

    La sua creatura, Philo Vance, si pone nel solco della tradizione del detective-superuomo introdotto da Poe con Dupin e passante attraverso Sherlock Holmes, il principe Zaleski di Matthew Shiel, e segnatamente il languido Reggie Fortune creato dallo scrittore Henry Cristopher Bailey. Fra i contemporanei Vance può ricordare, più che il macchiettistico Poirot, il Lord Wimsey della Sayers, anche se giustamente è stato scritto che Vance è un personaggio meglio centrato, e che lo stesso bagaglio intellettuale di Wright gli conferisce un carattere di più decisiva attendibilità. Philo Vance è presentato come un esteta raffinato, cultore d'arte, studioso di psicologia: temperamento languido, cinico e sprezzante, ideologicamente agnostico e seguace dell'abusato concetto nietzcheano di "superuomo" (lo stesso Wright era un sicuro conoscitore di Nietzsche, e ne aveva curato la voce sull'Enciclopedia Britannica), il suo interesse per il crimine è ovviamente di natura squisitamente intellettuale.

    S.S. Van Dine è fra i pochi scrittori di gialli che si possano definire teorici e specialisti al tempo stesso. I suoi romanzi appaiono ancora oggi di una linearità esemplare, di un'impressionante fedeltà e coerenza di metodo, che colpiscono in positivo e in negativo. Anche come narratore Van Dine può costituire un esempio classico di scrittore esclusivamente di genere: le vicende poggiano esclusivamente sull'attesa della soluzione, senza intrusioni di elementi drammatici, e stilisticamente Van Dine è da un lato addirittura irritante nelle aperture, nelle descrizioni del narratore e in genere nel bagaglio retorico, quanto agile e fecondo nel dialogato che riconduce alla fase dell'indagine. Si può dire che in Van Dine, così come già in Freeman, l'importanza dello scrittore di genere prevalga su quella dello specialista in enigmi

    Dal punto di vista teorico Wright è stato forse il più accanito sostenitore della tesi che vuole il romanzo poliziesco come una sorta di gioco intellettuale, fondato su presupposti di analisi esclusivamente razionali e inoltre chiaramente offerti all'attenzione del lettore secondo il principio del "fair play". Celeberrimo è rimasto il decalogo di regole da lui formulate e alle quali un onesto scrittore di gialli si deve sempre attenere: queste "Twenty Rules for Writing Detective Stories" e l'introduzione all'antologia da lui curata The Great Detective Stories 1927, costituiscono il suo contributo critico nei riguardi della narrativa poliziesca. (Per inciso, quasi contemporaneamente, nel 1929, Mons. Reginald Knox curò l'introduzione a The Best English Detective Stories of 1928, compilando a sua volta un elenco di dieci regole essenziali per qualsiasi scrittore ossequioso del "fair play").

    Nonostante le sue radicali prese di posizione, i romanzi di Van Dine non costituiscono affatto dei modelli insuperati di enigmi. Si tratta in genere di situazioni complicate più che complesse, in cui manca il fascino provocatorio del "puzzle" alla Queen o alla Carr e in cui per lo più un solo particolare-chiave è determinante per lo scioglimento del mistero. Contrariamente all'opinione comune, la produzione di Van Dine è abbastanza omogenea e costante qualitativamente. Come originalità d'ambiente e leggerezza di mano la preferenza va a La canarina assassinata (The Canary Murder Case, 1927), di gusto quasi francese nella cornice e in un certo grigiore spettrale delle mozioni psicologiche, mentre come problemi polizieschi i romanzi più convincenti sembrano Il caso del terrier scozzese (The Kennel Murder Case 1931), L'enigma dell'alfiere (The Bishop Murder Case, 1929) e Il mistero di casa Garden (The Garden Murder Case, 1937).

     

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