ALLA
RICERCA DEL DONO SEGRETO*
C'era una volta, in un paese lontano lontano, oltre
il caos della città e la serenità di un paese di
mare, una linda villetta.
All'interno vi abitava una famiglia con un unico figlio, Oliver,
né maltrattato né riverito.
Questo ragazzo godeva dell'affetto dei genitori e aveva molti
modelli di video games; sentiva però qualcosa dentro il
suo cuore che gli metteva tristezza.
Così, in un bel giorno di sole, comprò cibo e bevande
e si mise in cammino alla ricerca di qualcosa che solo il suo
cuore sapeva dove e cosa fosse.
"Va' dove ti porta il cuore", era l'unica frase che
riusciva a pensare e a dire.
Lungo il percorso trovò un gatto col pelo color arancione
e bianco.
"Ti chiamerò Pandoro", pensò Oliver prendendolo
in braccio.
Si ritrovò improvvisamente in mezzo al nulla: era tutto
buio e nero.
Gli occhi di Pandoro diventarono i suoi e Oliver intravide qualcosa
luccicare; si avvicinò ma non vide più nulla e perse
i sensi. Al suo risveglio Pandoro era al suo fianco.
Oliver si sentiva felice. Era una sensazione bellissima. Finalmente
aveva trovato la felicità.
Tornò a casa e si accorse che sul suo petto, all'altezza
del cuore, erano apparsi gli occhi di Pandoro...Ma dov'era? Pandoro
era nel suo cuore perché...Pandoro era la felicità.
Silvia , Laura, Roberta, Denisa
*Il personaggio principale trae spunto dal gatto
di nome Pandoro che vive sul tetto della casa di Silvia.
IL SEME MAGICO
C'era una volta, in un paese lontano lontano, una povera
famiglia composta da tre persone: padre, madre ed una figlia.
La ragazza si sentiva tormentata e perseguitata da una persona
sconosciuta.
I genitori, che non credevano a ciò che raccontava la figlia,
la portarono da medici e psicologi nella speranza che potessero
aiutarla ma non ci fu niente da fare.
Il tempo passò, niente cambiò, finchè un
giorno una fata apparve in sogno alla ragazza e le disse che se
avesse voluto vivere serena sarebbe dovuta andare col suo cavallo
alla ricerca di un seme magico che avrebbe risvegliato la sua
forza spirituale permettendole di distruggere l'essere misterioso.
-Tu attraverserai mari e monti, girerai intorno a diversi paesi
e all'ombra di un albero troverai un piccolo fiore lilla. Prendilo
ed esso si aprirà facendoti prendere il seme -.
La fata scomparve e la povera ragazza partì immediatamente.
Attraversò sette paesi, mari e monti.
Vicino ad una casetta c'era un piccolo alberello con affianco
un piccolo fiore lilla. Lei lo colse ed un piccolo seme giallo
entrò nel suo cuore.
In quel momento, nella sua mente, apparve una strega che venne
rinchiusa dentro il seme che, immediatamente, cadde a terra diventando
nero.
La ragazza tornò nel suo paese e venne ammirata per il
suo coraggio.
Questa fiaba insegna che, come sempre, il bene trionfa contro
il male.
Silvia
L'ORCO
E IL DRAGO
In una terra lontana viveva un povero mercante di datteri
che possedeva un cammello e un cavallo.
Aveva tre figli, i due più grandi erano i suoi preferiti,
mentre secondo lui il figlio più piccolo era un buono a
nulla e lo usava per fare i lavori di casa più umili.
Un giorno il figlio più piccolo trovò nel deserto
circostante tre pietre preziose.
Quando tornò a casa i suoi fratelli e il papà lo
videro e cercarono di rubarle. Ci fu una violenta discussione
ma si interruppero perchè un messaggero del sultano stava
leggendo un editto: "L'uomo o il ragazzo che riuscirà
a uccidere un terribile orco che cavalca il sanguinario drago
Saladan avrà la mano della figlia del sultano!".
Il papà ed i figli si illuminarono: se ce l'avessero fatta
sarebbero stati richhi e felici.
Il figlio più piccolo, buono di cuore, vendette la pietra
preziosa più grande per comprare una cotta di piastre e
una picca a suo fratello, che partì cavalcando il cammello.
Incontrò un vecchietto che gli chiese: "Serve aiuto,
giovane?". "No, stupido vecchio, faccio tutto da solo"
rispose maleducato il primo figlio.
Il mercante e i suoi figli aspettarono un mese, ma il figlio non
tornò.
Allora il figlio piccolo vendette la pietra media per comprare
una cotta di maglia e un arco all'altro figlio, che partì
cavalcando il cavallo.
Anche lui incontrò il vecchietto che gli chiese se aveva
bisogno di aiuto, ma il figlio rispose: "Sono io l'eroe!
Lasciami in pace vecchiaccio!".
Il mercante e il figlio aspettarono due mesi, ma nessuno arrivò.
Segretamente il figlio vendette la pietra più piccola per
comprarsi un pugnale e partì di nascosto.
Anche lui incotnrò il vecchietto che gli chiese se serviva
aiuto. Il figlio rispose: "Sto andando a combattere contro
il drago Saladan e il suo amico Orco. I miei fratelli sono morti
contro di loro e io ho paura". "Io posso aiutarti. Ti
darò tre oggetti e tre aiutanti" rispose il vecchietto.
Il vecchietto sparì e al suo posto apparvero un vaso con
una crema d'oro, che secondo le leggende rendeva immuni al fuoco,
una scimitarra magica e un'armatura completa tutta d'argento.
Lì vicino c'erano un omone, un pegaso e una palma da datteri.
"Chi siete?" chiese il figlio del mercante. "Io
sono un omone che trasporta qualsiasi peso, lui è il fedele
Pegaso che cavalcherai contro il drago e lei è la pianta
miracolosa che forma scale con le sue foglie e fa datteri che
danno una forza prodigiosa".
Il ragazzo trovò la grotta del drago e lo sfidò.
Uscì il drago con l'orco sul suo dorso e volò verso
di lui.
Anche il ragazzo spronò il suo Pegaso contro il drago e,
quando furono vicini, grazie alla forza data dai datteri della
palma magica, spaccò la faccia dell'orco con un pugno,
uccidendolo. Prima di morire l'orco colpì in pieno il ragazzo
con la spada, ma l'armatura magicalo protesse.
Il drago sputò fuoco, ma la crema antifuoco non fallì.
Per sfortuna del ragazzo la fiamma colpì il Pegaso, uccidendolo.
Mentre il ragazzo precipitava, la palma fece una enorme scala
di foglie, a cui il ragazzo si aggrappò. Per lo sforzo
di fare una scala così grande la palma morì anch'essa.
Quando il drago si avvicinò per inghiottire il ragazzo,
la sua pelle durissima fu tagliata come fosse burro dalla scimitarra
magica e morì.
Il ragazzo volle portare il cadavere del drago a palazzo per non
farsi prendere per un impostore, facendolo trasportare dall'omone
che reggeva ogni peso. Ma il sangue del drago era infetto e, arrivati
a palazzo, l'omone morì.
Il sultano mantenne la promessa e, quando il figlio tornò
vittorioso dal padre, questi non lo trattò più male.
Furono dedicati tre monumenti ai tre aiutanti che avevano aiutato
il ragazzo nell'impresa.
E vissero tutti insieme a palazzo felici e contenti.
ANIS
LA
STORIA DI CAPPUCCETTO GIALLO
C'era una volta in un paese molto lontano una bambina
di nome Cappuccetto Giallo, questa bambina era molto buona e aveva
tanti amici che vivevano come lei in un piccolo paese vicino alla
costa.
Questo paese si chiamava Rocca Gialla perchè aveva il centro
della piazza un enorme masso giallo.
Gli abitanti incominciarono a dipingere tutti i tetti delle loro
casi di giallo. Cappuccetto andò con la sua barca (gialla)
in un'isola tutta gialla dove abitava sua nonna Giallignola. Attraccò
al molo del paese e andò da sua nonna; arrivata a casa
trovò la porta aperta: subito preoccupata entrò
per vedere se la nonna c'era ma non la trovò. Chiamò
la poligialla (ovvero la polizia), cappuccetto spiegò tutto
dopo che erano arrivati. Si misero subito al lavoro, dopo giorni
di ricerche cappuccetto intravide un'ombra, si avvicinò
di più e urlò di gioia. La nonna disse:"Non
c'è bisogno di urlare non sono sorda". Cappuccetto
le chiese dove era andata e la nonna le rispose:"Ero andata
a prendere della frutta per il tuo compleanno da una mia amica
che abita lontano". Cappuccetto disse:"è vero,
il mio compleanno, me l'ero scordato". Così Cappuccetto
e la nonna festeggiarono il compleanno tutte e due felici.
Sorgeva il sole giallo, quando la madre di Cappuccettogiallo,
di nome Girasole doveva svegliarlo. La fece alzare e le fece indossare
un vestitino giallo, e dopo aver fatto colazione si lavò
i denti con lo spazzolino giallo e prese un cestino di paglia
gialla.
Ci mise dentro due banane gialle, due limoni gialli un po'di limonata,
dei cavolfiori,la focaccia, una bottiglia di aranciata, un disegno
tutto giallo e un grappolo di uva gialla.Era autunno,quindi,c'erano
alberi spogli e per terra si trovavano foglie secche e gialle.
Si avviò per un sentiero contornato da tulipani gialli,
però guardò bene ed era nato un fiore rosso, e a
lei non piaceva, perciò lo strappò e felice proseguì.
Entrò nella foresta e raccolse dieci crisantemi gialli
e otto dalie gialle, ma ad un certo punto sentì un ruggito
forte, si girò e si trovò davanti ad un leone con
la pelliccia giallognola,che aveva già le posate nelle
zampe. Allora cappuccetto giallo corse più forte che potè
e arrivò alla casa tutta gialla della nonna che stava cucendo
una tenda gialla e , dato che il leone ci avrebbe messo un bel
po' ad arrivare fece in tempo a spiegare la situazione, allora
la nonna prese una rete. Poi davanti alla porta mise un'anatra
gialla, il leone la vide, corse per prenderla ma intanto la nonna
prese la rete e lo catturò. La nonna e Cappuccettogiallo
si salvarono e il leone venne mandato al circo.
CAPPUCCETTO GIALLO
C'era una volta un paese tutto giallo chiamato Giallinolandia.
Questa città era tutta colorata di giallo e anche gli abitanti
avevano un nome che ricordava il colore giallo.
Una di questi era Cappuccetto Giallo e questa è la sua
storia.
Un giorno Giallignola, la mamma di Cappuccetto Giallo, disse alla
figlia di portare del cibo alla nonna Giallina. Cappuccetto Giallo,
allora, mise dentro a una cesta (gialla) delle banane, delle pannocchie
e delle spighe di grano. Prese un sentiero di erba bruciata, che
ormai era diventata gialla dal caldo, ma non si accorse che un
leone la stava spiando. Il leone era lì per mangiare Cappuccetto
Giallo. Allora le saltò addosso ma per fortuna lei scappò!
Il leone, però, prese una scorciatoia per arrivare alla
casa di nonna Giallina e appena la vide se la mangiò in
un sol boccone, ma dato che aveva ancora fame si mangiò
una banana che per fortuna era marcia; quindi la vomitò
e con lei anche Cappuccetto Giallo e Giallina.
Appena uscita dallo stomaco del leone, Giallina prese il suo bastone
e iniziò a picchiare il leone che cadde a terra sfinito
e svenne.
Cappuccetto Giallo e la nonna, dopo essersi fatte un bagno, portarono
il leone nella foresta.
E vissero tutti felici e contenti.
CAPPUCCETTO GIALLO
Debora
Cappuccetto Giallo era una bambina che viveva con la mamma di
nome Giallina e la nonna di nome Gialleffa in un piccolo paese
della Cina. Era chiamata così perchè indossava sempre
un impermeabile giallo, il suo preferito. Aveva lo zaino giallo
con dentro solo un libro dalla copertina gialla, una penna tutta
gialla e il suo prezioso orsacchiotto di nome Gialletto. La scuola
che frequentava, di nome "Giallognola", aveva finestre,
porte, banchi e muri tutti gialli. La mamma Giallina un giorno
le disse: "Stai molto attenta figlia mia: il percorso da
casa a scuola è molto pericoloso; tu vai sempre dritto
e non fermarti mai davanti alla grotta del drago". Cappuccetto
Giallo disse alla mamma Giallina di non preoccuparsi e si avviò
lungo il sentiero. Ad un certo punto vide una grotta gigantesca
e, curiosa più che mai, vi entrò. Cammina, cammina,
cascò in una buca, una specie di trappola preparata dal
dragone. Passarono molte ore; la mamma Giallina e la nonna Gialleffa
erano spaventate perchè Cappuccetto non era ancora tornata
da scuola e pensarono di andare a cercarla. Lungo il sentiero
anche loro incontrarono la grotta e caddero nella trappola. C
appuccetto Giallo allora prese il coltello che aveva portato con
sé e, mentre il mostro era distratto, tagliò la
corda con cui il dragone le aveva legate, e fuggì sana
e salva con la mamma e la nonna. Da quel giorno Cappuccetto Giallo
non disobbedì più alla mamma Giallina e, nel paese,
diventò un'eroina perchè, grazie a lei, il dragone
fu catturato e portato lontano. Da quel giorno nessuno ebbe più
paura di attracersare il bosco.
CAPPUCCETTO GIALLO
Daniele
C'era una volta un paese tutto giallo, chiamato Giallinolandia.
Era un paese tutto colorato di giallo e anche gli abitanti avevano
un nome che ricordava il colore giallo. Uno di questi era Cappuccetto
Giallo e questa è la sua storia.
Un giorno Giallognola, la mamma di Cappuccetto Giallo, disse alla
figlia di portare del cibo alla nonna Giallina, che era ammalata.
Cappuccetto Giallo mise dentro una cesta gialla delle banane,
delle pannocchie e delle spighe di grano. Partì e percorse
un sentiero di erba che ormai, bruciata dal sole, era diventata
gialla senza accorgersi che un leone la stava spiando. L'animale
le saltò addosso per mangirla ma, per fortuna, lei se la
squagliò in tutta fretta. Il leone allora, prese una scorciatoia
per giungere alla casa della nonna Giallina e, appena la vide,
se la mangiò.
Quando Cappuccetto Giallo arrivò, il leone divorò
anche lei in un sol boccone e, poichè aveva ancora fame,
mangiò anche una banana che però era marcia e lo
fece vomitare. Così il leone sputò fuori anche Cappuccetto
Giallo e la nonna Giallina.
Appena uscita dallo stomaco del leone Giallina prese il suo bastone
e iniziò a picchiare il leone che cadde a terra sfinito
e svenne. Cappuccetto Giallo e sua nonna, dopo aver fatto un bagno,
riportarono il leone nella foresta e vissero ancora a lungo felici
e contenti.
"BASTA UN PIZZICO DI MAGIA..."
ANDREA NICOLE 1°I
C'erano una volta tre sorelle. La più piccola di loro si
chiamava Stella, era biondina ed aveva gli occhi azzurri. Aveva
un pregio e un difetto: il pregio era che aveva dei poteri magici,
insomma era una piccola streghetta. Il difetto era che se ne vantava
facendoli vedere in pubblico senza sapere che alcuni( per precisare
tutti) non sono affatto abituati a vedere queste cose.
Quella di età media si chiamava Giulia, era rossiccia ed
aveva gli occhi verdi. Anche lei, come la sorella, aveva un pregio
e un difetto: il difetto era quello di tenere troppo al suo guardaroba,
in quanto al pregio era molto generosa e gentile con tutti.
La più grande si chiamava Aurora, era castana ed aveva
gli occhi marroni. Al contrario delle altre sorelle, Aurora non
aveva ne un pregio e ne un difetto: era semplicemente una ragazzina
dolce, solare e molto riservata. Stella aveva sette anni e sette
gatti, Giulia aveva tredici anni e tredici criceti e Aurora aveva
quindici anni e quindici coniglietti nani.
Vivevano in una cittadina chiamata Quaderlibro in una villetta
di tre piani con un grandissimo giardino circondato da una piscina
con attorno sabbia, conchiglie e dentro alla piscina piccoli pesciolini:
come al mare.
La mamma di Stella, Giulia e Aurora morì in un incidente
stradale. Le ragazzine dovettero vedersela da sole, in quanto
nell'incidente morì anche il padre. Passato il periodo
buio, trovarono una suddivisione della villetta: con i suoi poteri
Stella dedicò il primo piano ad Aurora, il secondo a Giulia
e il terzo il proprio.
Vi chiederete che fine hanno fatto tutti gli animali... Loro vivevano
beati nel piano della propria padrona stando sempre liberi per
casa; nelle gabbiette, solo la notte!!!!!!
Stella imparò a non mostrare i propri poteri in pubblico,
Giulia imparò che nel mondo non esiste solo la moda e Aurora
rimase come sempre...
Quando Stella compì i suoi dieci anni, tra la tanta confusione,
nella sua casa, entrò un vecchietto che le donò
tre gattini. Stella, sorpresa, lo ringraziò e per ricompensarlo
decise di costruire una casa-riposo per anziani.
L'edificio venne su bello e amato da tutti quelli che vi ci entrarono.
Da quel momento, non solo Stella, ma anche Giulia e Aurora, furono
amate da tutta la cittadina di Quaderlibro per il semplice motivo
che l'edificio venne su manualmente, senza un pizzico di magia.
In verità un pizzico di magia c'era... Stella, Giulia e
Aurora portarono la parola "FELICITA'" e "SOLIDARIETA'"
a Quaderlibro. Adesso che ci penso, dovrebbe essere così
dappertutto, senza differenze tra uomini e donne, ricchi e poveri,fortunati
e non fortunati... Ma soprattutto non si dovrebbe fare differenza
tra noi giovani e loro, poveri anziani, ma si dovrebbe capire
che anche loro sono stati piccoli ed hanno vissuto questi bellissimi
momenti, proprio come noi...
FILIPPO E LA POZIONE MAGICA
Tanto tempo fa in una terra lontana vivevano una povera famiglia
composta da cinque figli e i genitori.
Un giorno Filippo partì per un' impresa mentre gli altri
dormivano. Lasciò un biglietto con scritto:cara famiglia
sono partito per un lungo viaggio alla ricerca di un po' di fortuna,
uscito dalla finestra della cucina Filippo prese il suo cavallo
(Furia) e partì verso la casa di mago Merlò che
si trovava ai margini del bosco pietrificata, entrò e disse
al mago:<<Grande mago ti prego aiutami la mia famiglia è
ridotta in povertà>>,il mago disse :<Io posso
aiutarti ma dovrai andare a prendere una pozione che si trova
nella caverna del drago Geyser>>. Filippo disse:<<Ma
come farò ad arrivarci?>> non ti preoccupare ci pensa
il mio ippogrifo a guidarti disse il mago il che regalò
a Filippo una spada magica per uccidere il drago.
Filippo salì in sella all'ippogrifo che partì volando,finalmente
dopo alcune ore egli arrivò davanti alla grotta del drago
Geyser entrò e vide due occhi nel buio erano quelli del
drago!Filippo vide subito la pozione legata al suo collo,non perse
tempo puntò la spada sul drago da essa partì una
saetta che trafisse il cuore del drago,subito Filippo prese la
pozione e tornò indietro.
Quando arrivò il mago tirò fuori dal suo laboratorio
un filtro;Merlò dopo averli spiegato come funziona diede
la pozione a Filippo . Successivamente tornò a casa e versò
su ogni muro della casa tre gocce,immediatamente la casa si trasformò
in un bellissimo castello con cibo nelle dispense e cavalli e
mucche nelle stalle. I genitori ei suoi fratelli festeggiarono
assieme la fine della loro povertà.
INVENTO L'8 CAPITOLO DI BAFFO DI LUNA
(da "7 volte gatto" di Domenica Luciani)
Quando mi svegliai mi ritrovai dentro ad una cesta a lato della
strada. Ero vicino a un grande cestone di metallo da cui proveniva
una puzza nauseante. Un uomo aveva gettato qualcosa dentro il
grande cesto di metallo; quando mi vide disse: "E tu? Cosa
ci fai qui? Un bellissimo gattino di fianco al bidone dell'immondizia?".
Come l'ha chiamato? Bidone dell'immondizia?
E poi perché mi ha chiamato gattino?
Mi prese in braccio o meglio in mano, la sua mano puzzava come
il bidone dell'immondizia e mi accorsi che era più grande
di me. Ebbene sì, ero rinato, per l'ottava volta!
Fu così che conobbi Mano d'Immondizia. Era un buon padrone
e fortunatamente mangiava sempre pesce e io, beh, lo imitavo.
Mi trattava come se fossi un figlio, finché un giorno si
fidanzò con una ragazza. Lui non si preoccupò più
di me tanto che mi diede via (alla ragazza). La ragazza aveva
una camminata da modella. Passo di Modella abitava al decimo piano
e confesso che molte volte ho rischiato la vita.
Passo di modella era la migliore padrona delle mie otto vite:
aveva un cortile dove aveva messo cibo e giochi per gatto. La
sera mi portava sempre fuori a far la passeggiata.
Un giorno quando ero salito dal cortile mi affacciai al balcone
ma purtroppo caddi. Feci un volo altissimo e io, Baffo di Luna,
chiusi gli occhi per sempre.
LE AVVENTURE DI PINOCCHIO
MARIACHIARA
Un anno fa, un famoso commerciante, rimasto vedovo, decise di
costruirsi un burattino. Egli era famoso per le grosse vendite
di vetro, quindi prese quattro tubi di vetro colorato per le bracia
e gambe del burattino, venti tubi piccoli per far le dita e pian
piano costruiva tutto il corpo del burattino. Il giorno dopo il
burattino non c'era più.
Lo trovò in un carcere. Dopo due mesi tornò a casa
e suo padre gli disse che gli aveva comprato un sussidiario e
disse che sarebbe dovuto andare a scuola. Dato che il commerciante
non andava più a lavoro perchè era depresso, non
aveva più soldi, e quei dieci euri che gli rimanevano gli
usò per il libro.
Così il burattino di nome Vetricchio si recò verso
la scuola ma si trovò difronte ad un teatro, e per entrarvi,
vendette il suo libro. Lì, venne preso dal Mangiafuoco
per venir messo al posto dei vetri delle finestre che si erano
rotti. Ma sentendo cosa aveva passato, il Mangiafuoco si commosse
e gli diede 100 euro. Per strada, incontrò una vecchia
sdentata e un'altra vecchietta pelata che se, al posto di 100
ne voleva un miliardo, doveva andare con loro. Lo portarono in
un campo coltivato, fecero una buca per i soldi, e se ne
andarono. Il mattino dopo non c'erano piante e Vetricchio capì
che l'avevano imbrogliato. Incontrò
una donna buona. Era una fata che lo aiutò. Così
potè tornare da suo padre.

